LA NOTTE E’ DURA MA NON CI FA
PAURA
Giovedì 27 aprile 1989
AL “Marciapiede” al ritmo di Dadaumpa
La notte è piccola per
noi…. Dicevano le Kessler, zompettando il Dadaumba. Anche per noi, quelli del
“credere obbedire e sognare” la notte non è piccola ma comincia col
Dadaumba. Ma cos’è il da da um pa? Pick sostiene che è il “ sognando la
dolcezza post-modern”. Per Fabbry è l’attesa sull’orlo del marciapiede,
sul destino possibile della notte. Ed è proprio dal “ marciapiede” , locale
di via Santa Teresa a Chiaia, che il ritmo di Dadaumpa prende spesso i nostri
cuori verso le 21,30.
La “nuit napolitaine” è la vittoria della notte mittel-mediterranea su quella mitteleuropea (alias linea morbida contro quella dura, presepe contro albero di Natale, spigola con olio e limone contro spigola con maionese).
Attenzione, non tutti i luoghi sono buoni per tutti gli appuntamenti.
Da sempre lo spazio condiziona i sentimenti.Qual è il carattere del “Marciapiede”? Innanzitutto, finta strada, finto esterno arredo urbano in una stanza. Fin qui apparente freddezza; ma sul basolato del pavimento ( memoria di “cazzimbocchi” del ’68), si posano tavolini tondi e minuscoli, apparentemente per due, ma accessibili anche a sei e, talvolta, otto commensali, ma solo fino a mezzanotte e mai di domenica. Le rose gialle sui tavolini annunciano promesse d’amore e dolcezze. Il menù protende al newjorkese ( insalata, assaggi, tutti “i brunch”); ma come d’incanto negli interstizi del freddo ma buon carpaccio, esplodono la mediterranea pasta al forno, gli gnocchi, il gattò di mammà.
Già, infatti, la mamma di Riccardo (e forse di qualcuno degli altri delicati animatori del “Marciapiede”) prepara a casa i primi cui non sappiamo rinunciare.
Quale compagnia per iniziare da un “Marciapiede” la notte? Per Fabbry, una figura manageriale moderna, la classica “Donna in carriera”, che ordina sicuramente un’insalata di mais con prosecco. Il segnale della possibile seduzione, è legato ad un abile movimento. Raccontando storie mediterranee, Fabbry avvicina furtivamente il suo piatto di gattò alla fredda ciotolina di mais. Se la “vittima” manager, presa dal discorso comincia a piluccare dal gattò, vi sono buone speranze di una notte esaltante. Se continua il mais, è meglio andare al Cinema Amedeo con la scusa della vicinanza e del buon film, e finire lì la serata.
Per Pick una ventenne tardo quarantenne, tipologia che richiede una breve spiegazione. La componente “ventenne” garantisce la femminilità in progress, e la componente quarantenne una produttività materna. Pick parte sempre “padre” all’inizio della sera, e regredisce verso l’infanzia alle cinque del mattino. Quindi la ventenne-quarantenne è per lui un’ideale accompagnatrice della notte. Ma qual è il segnale al “Marciapiede”?L’aperitivo di Riccardo e il carpaccio con parmigiano e carciofi sono decisivi. Se vengono consumati con sensuale rapidità, il “credere, obbedire e sognare” ha buone possibilità di diventare “credere, obbedire, ed amare. Alla prossima nottata.
Giovedì
4 maggio 1989
Al Chiatamoon Cafè tra snack, cocktail e volti felliniani
Il pilota dell’aereo Milano-Napoli delle 21, quella sera si mise in sciopero perché la moglie non gli aveva stirato la camicia e ciò impedì l’arrivo a Napoli delle nostre due amiche mitteleuropee. Fabbry era felice perché finalmente quella sera avrebbe riposato, dedicandosi alle sue scritture di “ fisiognomica dolciaria” , tentando ancora una volta di accoppiare dolci e persone. Da più giorni il suo dilemma era l’accostamento tra Serena Grandi e la Santarosa, tra Edwige Fenech e la Sfogliatella, tra Andreotti e il babà, tra De Mita e la prussiana. Questi grossi tema affliggono l’amico Fabbry e solo il Pick riesce a distrarlo.
Al telefono rispose: “No.non voglio uscire questa sera”, ma il pick, tenero cinquantenne, rifiutava di pensare che “una camicia non stirata” gli avrebbe vietato di trascorrere una serata mittelmediterranea. Mise in moto i motori, prelevò di forza il Fabbry e scesero per “acchiappanze” diretti al Chiatamoon Sax Cafè, aperto fino alle due di notte e chiuso il lunedì. La caratteristica di questo locale sta nell’aver sfidato e vinto la legge dell’impenetrabilità dei corpi:in due stanzette look Fassbinder e High/design, riescono a stare insieme ….centinaia … migliaia di personaggi felliniani
Maria la direttrice ci riceve con i suoi stupendi occhi e la sua dolce tenerezza. Antonio “The Boss” ci viene incontro dandoci subito il termometro della serata. Anche qui si può mangiare la lasagna della zia Maria e il gattò della sorella di Antonio, ma soprattutto si possono bere ottimi liquori cocktails preparati dalla “seriosa” Claudia.
In questo mare di gente individuiamo subito due “singles” che disperatamente cercano di ordinare due whisky, è il momento dell’attacco. Pick spinge Fabbry verso di loro, dandogli la parola d’ordine fatale: “Open eyes”, mentre il Pick per una misteriosità tutta sua, si trova davanti alle nostre con due bicchieri di Chivas senza ghiaccio. Cominciamo a parlare per capire subito le accoppiate; la prima era portatrice di una problematica femminile sistemabile nel “protocollo n° 8”e pertanto competeva a Fabbry, mentre la seconda, con il suo “protocollo n° 21” era naturalmente destinata al Pick. Già, cosa sono i protocolli? Per il Pick che “viene da lontano e vuole andare lontano, ma spesso si perde nel traffico” i protocolli sono una specie di manuale da lui edito, dove la problematica femminile dai venti ai quarant’anni trova risposta. Il Chivas andava, il linguaggio degli occhi camminava, le nostre cominciavano a sciogliersi, ma la rumorosa fauna umana del Chiatamon Sax (tra cui spiccava Mario il giocatore, Romeo il culturista, Margot la musicista, Stefano l’intellettuale, Gigi il nucleare, Silvana la neo - design, Federico l’ipercritico e tanti altri ancora) impediva ai nostri due eroi la realizzazione dei protocolli “8 e 21”. Per fortuna Alan cantava sotto nella sala concerto del Chiatamoon. Luogo più simile alle caverne degli antichi romani o rifugio seconda guerra mondiale; comunque sala fatale per un inizio d’innamoramento.
Le dolci mediterranee canzoni di Alan intenerivano le nostre due Miss, il Pick già la mano nella mano, il Fabbry sussurrante dolcezze nell’orecchio, mentre Alan cantava. Il momento magico era arrivato. Via di corsa e i protocolli “8 e 21” furono integralmente applicati. Alla prossima nottata.
Giovedì 11 maggio 1989
Sull’asse
Cina – Napoli canzoni, dolcetti, e bevande orientali
Le due ragazze della serata erano di Posillipo. La loro formazione socio
– culturale era caratterizzata dall’amore per la natura e la ricerca
dell’armonia. Ma, come scrive il nostro Raffaele La Capria, l’armonia è
perduta definitivamente, e le nostre due posillipine questo non lo sanno.
Le caratteristiche psicologiche delle “ragazze di Posillipo” sono
abbastanza contraddittorie; Cresciute tra il verde e il mare, tra un golfo dove
si può guardare Capri, Sorrento e il Vesuvio, la loro psiche è sempre protesa
alla categoria dello spirito, e pertanto tutto ciò che è immediatezza,
quotidianità e praticità viene da loro naturalmente respinta.
La loro illusione è di cercare l’armonia senza coinvolgimento nelle
cose, e così facendo arrivano ai trent’anni ancora alla ricerca
dell’identità.
Fabbry le definisce vere donne mediterranee: Contraddittorie, sensuali,
pastosamente femminili. Il pomeriggio Pick e Fabbry si riunirono per impostare
il ritmo della serata. Il tema era: “Una serata newyorkese o mediterranea?”,
ma dopo un acceso battibecco decisero per una serata “italo – cinese”.
Come potevano i nostri due eroi di portare le due “dolci posillipine”a
una vera loro identità? Per Pick era necessario applicare il protocollo 33 (
Teoria dell’azzeramento), riportare cioè le nostre due partners alla ricerca
della memoria, quasi un ritorno al grembo materno. Per costruire questo momento
magico serviva un luogo antico e antiche canzoni napoletane.
Fortuna volle che uscissero di venerdì e tutti i venerdì al Gran
Caffè Gambrinus di fronte al Palazzo Reale, la
colta Giuliana Cesarini , organizzatrice delle “serate napoletane”con i suoi
cantori (Donatella Grillo, Ciccio Capasso, Angela e Ciro Paladini, Enzo
Campagnoli) stanno contribuendo a dare una memoria canora ai giovani napoletani.
Quale migliore occasione per i nostri due eroi?
L’appuntamento era d’avanti a palazzo Donn’Anna alle
19,30; alle 20 un primo leggero aperitivo al borgo Marinari, con una “prima
chiacchiera di sondaggio”; ALLE 20,30 ci incamminammo a piedi per S. Lucia
attraversando Piazza Plebiscito e alle 21 entrammo al Gran Caffè Gambrinus,
ricevuti con simpatia dal direttore; appena seduti, le “posillipine”
iniziarono a sciogliersi, la Cesarini ci salutò e ci informò sullo spirito
della serata.
L’ambiente era perfetto; i tavoli, gli specchi, gli ori
alle pareti, le sedie le piante, il soffitto, il tutto rievocava epoche d’oro.
Lo spirito degli avi canori era nostro alleato: Caruso,Gilda Mignonette,
Pasquariello, Salvatore Di Giacomo, Libero Bovio, Raffaele Viviani, erano quasi
presenti con noi. La sala era ordinatamente gremita di un pubblico proteso a
vivere un’ora di serenità.
Giuliana Cesarini con stile e discrezione spiegava ogni
canzone eseguita: “Te voglio bene assaie”, “Fenesta Vascia”, “ Io te
Vurria vasà”, “ O guarracina”. “Marechiaro”, “Na’mbasciata”. Il
cameriere serviva dolci e tè, in tazza e vassoi d’epoca. Gli occhi delle due
“posillipine” già esprimevano gioie infantile, le loro barriere
pedagogiche, sociali, psicologiche cominciavano a crollare e sembrava che quasi
ritornassero sirene sullo scoglio in attesa del loro marinaio. Il momento magico
era arrivato. Finito il concerto, mano nella mano, ci dirigemmo attraverso Via
Toledo, al classico ristorante cinese “Cianacena”.
Alla prossima nottata.
Giovedì
18 maggio 1989
Tema
della festa? “La notte è dura ma non ci fa paura”
Quando la curva del rapporto spazio-tempo si allenta, Pick e
Fabbry sentono il bisogno di fare il punto della situazione, sulla terrazza
Roof-Garden. Di qui l’Africa delle palme di Piazza Vittoria è filtrata da una
vetrata da Brasserie parigina e illuminata da vecchi lumi di Wagon-lit.
“Francesco è a Milano, Lucio non riesce a sposarsi,
Benedetto si è sposato, Nenè è sempre alla “recherche”, Annalisa continua
a fare cheek-up, Massimo cambia studio, Piera pensa alla notte, Stefania va e
viene da Roma”.Siamo sempre una flotta, e il punto della situazione è
sapere dove stanno gli altri, per sapere dove siamo noi.
Appuntamento alle nove, Pick ritarda. Fabbry aspetta davanti
all’elegante bancone cuoio, legno e ottone che ospita l’eterno contrasto tra
morbidezza e durezza. Biscotti all’amarena, prussiane, pasticcini e crostate
offrono un argine alle sofficità di babà bianchi e neri, di classici
profiterol al cioccolato, e degli inusuali al limone,
all’arancio e alle fragole, frutto della dinamica creatività dei fratelli
Morra. L’arrivo di Pick è, come sempre, ostacolato dalle ardite convessità
delle “porte incinte”, così definite da un anonimo passante.
Da anni Pick non capisce come si aprono.”La verità-dice
Pick- è che tutti ci chiedono consigli, ma a noi, chi ci consiglia….?”.
Fabbry sa che a questi dubbi profondi c’è una sola risposta:”Organizziamo
una festa”. “Andiamo al convegno di Villa Pignatelli” replica Pick.
Nulla di strano:
primo, perché c’è sempre un convegno a Villa Pignatelli; secondo, perché
bisogna selezionare un primo gruppo di invitati su cui costruire il carattere
della serata. Alle 13, sfruttando abilmente l’inevitabile calo di zucchero di
due convegniste viennesi, le invitiamo alla terrazza del Roof-Garden ad un
assaggio di fusilli preparati dallo chef De
Vita. Angelo il cameriere ci recita la sua “Poesia di Natale”, ovvero: “E
Natale al Roof-Garden.’Sto poema voglio di’. Dal profondo cuore sale un
augurio grande cosi. Siamo stati bene insieme. Per un anno e forse più.
Mò facimmo ‘stu Natale cu ‘na mille lire ‘e cchiù”.
Ai tavoli, manager, orafi,designer, bancari e banchieri
vivono un atmosfera da festival, basata sulla mescolanza dei loro sogni. Le
viennesi assistono alle proposte di temi per la festa:
“La donna dai venti ai quaranta”; “L’essere umano non a più
niente da dirsi”; “Ho ballato una sola
estate”;
“ La notte è Dura e non ci fa paura”. Ogni tema fa
progettare giochi, finti dibattiti per dire cose vere, danze vere per star
fermi, veri amori da consumare subito, e così via. Già le viennesi erano
diventate due principesse Sissi. Il Castel dell’Ovo ci aspettava per la
consueta conferenza stampa solitaria del Pick, che poi sortisce sempre, per
canali misteriosi, articoli sui giornali.
Le viennesi e l’animo di Franz Lehar dovevano però riservarci un momento sublime, destinato a confortarci del disastroso stato della amicale. Dagli spalti di Castel dell’Ovo, sotto una luna strepitosa, Pick abbracciato alla viennese con Fabbry e Marika come pubblico, si esibiva già in veste marinaio in “Luna tu …”dal “Paese dei Campanelli”. Sipario. Alla prossima nottata.
Giovedì
25 maggio 1989
Dal
congresso perso ai dolci richiami della madre Sibilla
Pick… ”stalinista-newyorkese”, Fabbry….
“migliorista-napoletano” uscirono tristi e sconfitti dal congresso della
loro sezione, ma felici perché finalmente c’era una linea unitaria. Alla
segreteria telefonica trovarono diversi “s.o.s femminili” per la serata, ma
preferirono uscire da soli. Accesero i motori e attraversarono la Solfatara, il
Tempio di Serapide, il Lago di Lucrino, arrivarono a Bacoli: “Uno dei cento
comuni della piccola grande Italia” così come è scritto sul cartello
all’entrata del paese. Questa insegna stimolò i nostri due eroi a discutere dell’intellettuale oggi: “Siamo noi più avanti della
realtà o è la realtà che ci supera velocemente?” diceva Fabbry; per Pick il
tema era “Ruolo e competenze”. All’intellettuale il dovere di socializzare
la sua competenza; al partito la mediazione e la sintesi tra la complessità e
la velocità della società civile. Per Fabbry, “nobile-borghese”, politica
era: “andare verso il popolo”, per pick “poetico-proletario” era invece:
“ elevare il popolo a coscienza di sé”.
Giunti finalmente a Bacoli, gelato al limone al chiosco della
piazza, doveroso saluto al titolare “Misenetta” e proseguimento per via De
Rosa diretti al Mabel. Qui ci riceve Antonio con il suo cocktail “Big Babol”
e con dell’ottimo jazz suonato da Kevin Bissel dell’Ohio, che ogni giovedì
e sabato si esibisce con la sua band fino all’una di notte. In questo posto
l’aria che si respira è alla Woody Allen: musica, whisky, pubblico colto, tra
cui spicca il giovane Mauro, fratello della poetessa Susi Bongiovanni; Kevin
dell’Ohio attacca “My funny Valentine”, Fabbry insiste sul ruolo
dell’intellettuale oggi, ma per fortuna viene interrotto
dall’entrata di due amiche con look Sofia Loren – Lauren Bacall. Pick s’identifica in
Humphrey Bogart, Fabbry in Marcello Mastroianni.
Il transfert era avvenuto: addio intellettuale, addio
partito, addio impegno, addio società civile, l’unica cosa che interessava da
quel momento era realizzare: “Un matrimonio all’italiana” con una notte a
“Casablanca”.
Salutammo Jevin e uscimmo con le Miss per entrare nella porta
accanto, il ristorante “Sibilla – Garden”. La sua architettura, un
Portoghese formato condominio, con gazebo centrale e vele al soffitto,
riecheggia vecchi film americani
degli annì’40. Tobia il proprietario ci riceve con stile,
ha un aspetto
che ricorda la nobiltà russa fine secolo, ed una professionalità degna di
rilievo; Ciro il barman ci porge due aperitivi mediterranei, mentre Gino il
cameriere ci indica il tavolo libero. Il locale è aperto fino alle 24 e chiuso
il martedì. Ci sediamo, ordiniamo pappardelle alla lepre, filetto al pepe verde
e dell’ottimo vino della casa; la musica di Oreste ed Ernesto, delicati
“Simon and Garfunkel” puteolani, facilita la conversazione con le nostre due
miss.
Le citazioni toccano il cuore di tutte le generazioni dai 20
ai 50 anni, riunendole intorno al tema dell’amore.
L’aria che si respira è materna, femminile, sensuale forse
per la vicinanza della Grotta della Sibilla e del dolce bradisismo della zona
vulcanica; è come dire che attraverso la “Katastrofis” si arriva più
facilmente all’amore.
Fu così anche quella notte per i nostri due eroi.
Giovedì
1 giugno 1989
Una
sera al Framè ricordando vecchi amori internazionale
Sì, le due voci erano proprio loro: Edith Piaf e Liza Minnelli.
Si ascoltavano con dolcezza, mentre il nostro Pick, seduto sui tubi del
lungomare, rifletteva su dove va l’uomo.
L’attrazione era forte, quasi un piffero magico, il Pick,
lascia le sue meditazioni e va incontro alle voci. Sotto la scala incontra
Fabbri anche lui in estasis; decisero di non avvicinarsi troppo alle cantanti.
Edith Piaf era Pietra Montecorvino, da pochi mesi madre
felice; Liza Minnelli era Daniela Carelli, da pochi mesi cantante in. Le loro
voci rievocavano storie d’amore vissute dai nostri due eroi: Pick a Parigi,
Fabbry a New York.
La Montercorvino era viscerale, sensuale, pastosamante
materna. Il Pick ricordava Montmartre, la Senna, i Boulevard parigini con la sua
dolce Annette nel Maggio del ’68. La Carelli rimembrava a Fabbry lunghe
passeggiate sulla V Avenue con la sua Jessica newyorkese. Le canzoni finirono
con l’inno di noi mittelmediterrani: “Sud-sud-sud nuje simme d’ò sud”,
cantando con tutta la sua forza dalla Montecorvino. I due eroi
s’incamminarono per via Toledo, Piazza del Gesù,
Spaccanapoli, Piazza S. Domenico Maggiore, e giunti in via Paladino entrarono
nel Frame Cafè.Mesti e silenziosi si sedettero sui due sgabelli davanti al
bancone, accolti da Anna e Tommy.
Solito tè caldo corretto al cognac per Pick, Coca-Cola con
fettina di limone per Fabbry. Dagli sgabelli al salottino privato di Tommy e
Anna: da boss e direttrice diventano “padre e madre”, chiamati da tutti noi
“Papy e Mamy”.
“su con la vita ragazzi”, ci dice Anna. “Non è
possibile” risponde il Pick.
“ Abbiamo vissuto una sensazione magnifica, grazie alla
Montecorvino e alla Carelli”. Anna li confortò “ Sono convinta che stasera
da noi si rinnoveranno i vostri amori internazionali”. Salimmo sopra per
ascoltare le canzoni di Alan esponente della cultura Mittelmediterranea. Anna
aveva ragione: l’aria che si respirava era internazionale: l’editore
Gallimard, l’editore Pironti Tullio, la cinese Annamaria Palermo, lo scrittore
Schifano, il pittore Nino Longobardi, Lucia Scalise con la sua corte, Michele il
camionista, la giornalista Nora Puntillo, la scrittrice Anna Santoro, Papele il
marinaio, il musicista Marco Pierno, i poeti spagnoli Miguel e Alphonse, i
cantanti Eduardo ed Eugenio Bennato, i fratelli Lezzi.
Bisogna applicare il protocollo n.5: “Alla ricerca degli
amori perduti”. Con l’aiuto d alice, smilza porgitrice di diabolici cocktail
e di dure birre tedesche, ci inserimmo in un gruppo femminile, tra cui spiccava
una bruna francese di nome Juliette e un’atletica newjorkese di nome Deborah.
Anna si avvicinò e ci presentò alle ragazze.
Alan agiva positivamente su Juliette, e Pick subito, ne
approfittò.Per fortuna quella sera era presente Enzo Gragnianiello, che con i
suoi blues metropolitani aiutò a sciogliere la nostra Deborah, e Fabbry ne fu
contento. Il centro storico, luogo materno, il Frame Cafè, luogo fatale, Anna e
Tommy ispiratori Alan con la sua chitarra, Gragnianiello con i suoi blues,
accompagnarono i nostri due eroi verso lidi d’amore.
Alla prossima nottata.
Giovedì
8 giugno 1989
Dal’68
al punk per la festa “dance” nei meandri Kgb
Il nome della quarantenne era Cristina , la ventenne si
chiamava Marisa. Il tenero cinquantenne fu caricato da Cristina alle 19
all’uscita dal suo ufficio; si erano conosciuti due sere prima e lei gli
propose di andare insieme ad una mostra.
Aperitivo a Castel dell’Ovo, e via di corsa al chiostro di
Santa Maria La Nova per L’esposizione della pittrice Vanda Oliva.
Dopo la mostra ci dirigemmo all’inaugurazione della
Libreria Colonnese a via San Pietro a Maiella, stupendo luogo di ritrovo creato
da Gaetano e Maria. Con i presenti ci un tuffo sul passato, “linea amarcord”:
tutta un’intellettualità sessantottina e post era presente quella sera.
Saltiamo dalla cena degli architetti al Grenoble e ci rechiamo a casa del Pick,
in attesa di prelevare il Fabbry per andare al Kgb - via Scudillo, 3 – alla
Sanità per festeggiare Claudio. Sulla linea “l’essere umano non a più
niente da dirsi”, il Pick abbracciò la nostra ma fu subito respinto. I motivi
erano molteplici: ricerca d’amore progettuale, matrimonio, figli futuri,
benessere e serenità. Tutto ciò vietò a Cristina di rilassarsi e concedersi.
Il povero Pick, ancora una volta, era caduto nel tranello; la contraddizione tra
l’istinto di produrre amore ed il bisogno di progettualità definitiva, è
l’elemento destabilizzante della nostra quarantenne.
Misero in moto i motori, caricarono Fabbry e si diressero al
Kgb.
All’ingresso, il Pick incontrò svariate amiche con cui
entrò alla grande. Ragazzi, che notte quella notte! Intellettuali sinistresi,
radical-chic, lib-lab, Jovanotti e signorine, darks, metallari, rockettari,
punks della Sanità e della Pignasecca, architetti, candidati europei, editori
napoletani et internazionali, e soprattutto donne, donne, donne.
Pick diede le coordinate all’amica quarantenne: “da
questo momento siamo sciolti, la caccia è aperta, se ci perdiamo ci vediamo”.
Fabbry era smarrito, toccava a lui presentare la serata, come
sempre ci dava un tono, ma era felice di avere il microfono. Eleonora era già
in pista con gli altri invitati speciali, Benedetto ballava facendosi lo
shampoo, Tommy era in trip, Marco inseguiva Silvana, complessi rock andavano,
Alan cantava dolcemente. Tutti i cantanti fecero omaggio al nostro festeggiato
con un “We are the word” formato “Zecchino d’oro”. Pick era in extasis,
il nostro cinquantenne era diventato un’astrazione, circondato da migliaia di
ragazze.Con il suo occhio sinistro individuò la ventenne Marisa. Insieme
ballarono indiavolati rock and roll, suscitando l’amorevole invidia dei giovani ballerini che con lo
stesso passo possono ballare acid house, valzer, musica salsa,tanghi e
telegiornali. Gli occhi di Marisa e del Pick da quel momento non si lasciarono
mai. Si trovarono così alle soglie di un bacio, al centro della pista alla fine
di un blues di Otis Reading, e con grido finale di Tommy: “ma comme fa!”.
La ventenne aveva vinto, anticipando la produttività dei
sentimenti alla progettualità del matrimonio. La spontaneità aveva trionfato
sulla mediazione: viva la festa di Claudio, viva il KGB!
Giovedì
15 giugno 1989
Lo
stile nuziale del Grand Hotel “Excelsior”
La
sera prima il nostro Pick fu lasciato, dopo tre mesi d’innamoramento, dalla
ventenne di turno; i motivi erano i soliti: gap generazionali – assenza di
prospettiva, alias, linea Iva
Zanicchi “ Tra noi è finita così”.
Il giorno dopo via di
corsa al matrimonio di Silvana e Massimo alla Chiesa di S. Maria Assunta a
Posillipo, con pranzo successivo all’Hotel Excelsior.
Silvana e Massimo,
esponenti della middle-class napoletana, non si sono sottratti ai riti della
rappresentazione: all’ingresso della chiesa c’erano i fans dello sposo e le
fans della sposa, i parenti di lei, i parenti di lui, ovvero trend guelfi e
ghibellini. Massimo vestito formato “ Luca di Montezemolo”, Silvana vestita
alla Rossella di “Via col vento”.
La chiesa, allestita dai
fiorai alla moda, fratelli Cammarota, con piacevoli fiorellini gialli, creava un
tono di freschezza ed un’estetica alla “Principessa Sissi”, il tutto sulla
linea piccolo e bella. Padre Lorenzo declama il sermone “La casa sul
mattone”, metafora agli sposi per dire che case costruite sulla sabbia
rischiano di crollare, mentre quelle quelle costruite sul mattone durano sempre,
ergo il mattone è l’amore, la sabbia l’egoismo.
Finita la cerimonia ci dirigiamo all’Hotel Excelsior in
mezzo ad un traffico da week-end, dura lotta per parcheggiare e finalmente
aperitivo nel
foyer, in attesa degli sposi diretti a
Villa Pignatelli per le classiche
foto ricordo. All’Excelsior ci riceve con stile e affidabilità il maitre
Gaetano Puglia con degli ottimi aperitivi. Si parlava della bella cerimonia,
della chiesa, del sermone di Padre Lorenzo, e soprattutto della bellezza degli
sposi. Il loro amore era nato in un famoso centro di design, lui ricercatissimo
dalle ragazze, aveva finalmente trovato in Silvana l’anima gemella, lei per
Massimo aveva lasciato il suo primo amore. Era proprio un bel matrimonio.
L’Hotel Excelsior era il luogo ideale per consacrare le
nozze, memore di antichi splendori, cerimonie di un’epoca che fu. Le sale
ariose e panoramiche, con mobili e tappeti antichi, ispiravano a tutti un
comportamanto nobile e sommesso. Anche i bambini, solitamente chiassosi, in
questo luogo – dove sembra che il tempo si sia fermato – erano tranquilli.
Arrivano gli sposi, tutti a tavola accompagnati dalla musica del dolce Umberto
Prota, i camerieri iniziano il minuetto del pranzo, preparato dallo chef Nicola
Polena e servito al nostro tavolo con la regia di Gaetano Puglia.
Il pranzo è un cerimoniale continuo, tutti i presenti con
discrezione e tempismo si avvicinano al tavolo degli sposi complimentandosi e
dando consigli per il futuro, questo anche da parete di singles e
divorziati.
La Mamma dello sposo a Silvana
regala un anello, la zia regala a Massimo l’anello del nonno, suggellando così il rito della
continuità. La torta, le foto di gruppo, la bomboniera, sanciscono la fine del
pranzo e la partenza dei nostri per il viaggio di nozze direzione Polinesia, non
prima dell’applauso finale e del coro “viva gli sposi”. Il tenero
cinquantenne (zio dello sposo) tornò a piedi a casa, pensando alla dolce
ventenne e quasi, quasi…mi sposo!
Giovedì
22 giugno 1989
La
sera al Borgo: la gente di Mare ritrova le origini
Il nostro Pick registrava una cassetta musicale per Pietra Montecorvino:
(Edith Piaf, Ella Fitzgerald, Bilie Holiday, Juliette Greco, Gilda Mignonette,
Josephine Baker, Diana Ross, Dionne Warwick, Mahalia Jackson…) quale omaggio e stimolo per un suo
rientro canoro tra noi notturni napoletani.
Squilla il telefono, è Fabbry che mi convoca al bar del
Castel Dell’Ovo al Borgo Marinari. Il Pick scende dal ventre di Napoli e
arriva al Borgo, semaforo rosso per le auto ma non riesce a passare, aiuta una
vecchietta ad attraversare, e le auto si fermano.
Come mette piede nel borgo, il Pick come tutti i napoletani
va in transfert: epoche d’oro, velieri, i Borboni, Masaniello, l’ammiraglio
Nelson, la regina Giovanna, gli spagnoli e tutte le dominazioni avute attraverso
i secoli; e ancora la “Zi Teresa”, “Ciro”, la “Bersagliera”, il
Circolo Italia, il Circolo Savoia, profumi di pesce fritto, vele, motori e
controvele ci danno il vero senso delle nostre origini: gente di mare.
Grazie quindi ai tre bar che con la loro presenza hanno
rianimato il Borgo di sera, ergo: la società civile è sempre spinta propulsiva
per la società politica. Due di essi hanno sedie a canestro con
braccioli dal trend: “la durezza dell’essere seduto”, e mentre da lontano
arriva un veliero con belle donne e capitano tipo Errol Flynn “lo sparviero
del mare”, Fabbry attacca: “Perché non mi porti più con te nelle
scorribande notturne, privandomi così della firma sulla rubrica Tenera è la
notte?” Infatti Pick adesso si
firma con Paik e non più con Fabbry. “Caro Fabbry – replica il Pick –
l’amore è una cosa meravigliosa, ora mi accompagno con una donna stupenda e
firmo Paik come anagramma del suo nome”. A queste dichiarazioni, mentre il
cameriere ci serve dei frullati look “Rimini anni ‘60”, Fabbry si
commuove. Per il caro Fabbry la vita è un gioco: “Università, autore,
scrittore, regista televisivo, consulente della società politica, operatore
culturale, operatore gastronomico”, sono i lavori che l’impegnano 12 ore su
24. La capacità di svolgerli tutti con estrema serietà è la sua carta
vincente e passa da una disciplina all’altra con felicità e gioiosità. E
direbbe Tommy;”Ma comme fa”.
Per Fabbry una sola cosa è importante nella vita: “La
donna”, il fatto che la sua firma sia stata sostituita con quello di una donna
lo rasserena e lo commuove; mentre mi abbraccia, dichiarandomi “amici come
prima senza rancore”, sbarcano due teen-agers dal veliero senza lo sparviero e
per incanto la coppia Pick – Fabbry si ricompone per la solita vocazione. Le
due teen-agers erano australiane, famose tenniste look Wimbledon. Alte, bionde,
miliardarie, e occhi a palline di tennis. Grande abbuffata alla Bersagliera, il
classico chitarrista suonava a nostro favore, rose rosse sul tavolo, vinello
bianco, satolli, mano nella mano salimmo sul terrazzo del
castello: il fruscio delle vele. Il
mare blù e la luna piena ci aiutarono a superare l’impaccio del linguaggio
diverso. Giunti all’apice del castello, il Pick era già l’Ammiraglio
Nelson, il Fabbry Sandokan, mentre un aereo passava; direzione Australia.
Alla prossima nottata.
Giovedì
29 giugno 1989
Un
giro nel golfo sulla nave Blues senza il Ministro
L’appuntamento era venerdì alle 20,48 al molo Beverello
per dare il via alle serate nel Golfo organizzate dall’associazione Ascultur
Campania, per salpare insieme, come tutti i venerdì fino al 28 luglio sulla
nave “Marina di equa”.
Patrizia Agresti dell’Ascultur, Serena Santoro Guido Albi
Marini, erano sul pontile a fare gli onori di casa.
Fabbry era a Panarea con la dolce Lilly, la Paik era ad un
matrimonio sulla costiera e alle 19,58 telefonò al Paik per dirgli: “Se ce la
faccio con il traffico salpo anch’io”.
Non ce la fece. Il tenero cinquantenne trattenne la nave la
scusa banale: “Forse
verrà con noi il ministro della Marina Mercantile, vale la pena attenderlo”.
La nave salpò alle 22,48 senza la Paik e il Ministro.
Appena levata l’ancora, l’ottimo Massimo, disch-jokey
della serata, e il raffinato complesso di Blues Stuff, ci introdussero ad una
nuova lettura del golfo di Napoli. Dal molo Beverello alla punta Campanella
sembrava di essere sul fiume Mississipi dalla Louisiana a Detroit, con noi era
presente lo spirito di Al Johnson, Louis Armstrong,
Sidney Bechet, Ella Fitzgerald, Billie Holiday. Ragazzi, Questi languidi
blues mediterranei ci prendevano tutti. Il Pick guardava verso Positano pensando
alla sensuale Paik prigioniera nel traffico e d’un tratto si accorse di un
volto femminile a lui noto, mestamente rivolto verso il Vesuvio con una luna che
faceva da cappello. Era la Patty, famosa operatrice-culturale-femminista della
società civile napoletana. Legata all’”Idea del progresso” della donna e della società,
aveva condotto una vita coerente con le sue scelte accettandone il male e il
bene.
Era di Mergellina, cresciuta tra il mare e lo spazio aperto,
naturalmente di natura anarchica, i suoi migliori amici dell’infanzia e
dell’adolescenza furono i pescatori del posto. E questa sua caratteristica
“popolare-radicale” è la sua vena poetica. In lei era innato il
“concetto di sfida”, inteso come superamento di sé e ricerca di altro;
usava il sesso come affermazione e dominio sull’uomo; il suo centro
internazionale di arte e cultura popolare era un piccolo bazar che presto diventò
un punto di riferimento di tutta una femminilità “radical-chic”, dove si
discuteva del potere dell’uomo sulla donna attraverso i secoli. E rimasta
famosa una sua parola d’ordine: “Il maschio è tuo ma me lo prendo io”,
metafora per indicare l’”uomo come oggetto” e non più padrone.
Anticonformista com’era, si sposò in piena campagna “Pro-divorzio”, e si
separò dopo appena un anno. Le caratteristiche di suo marito erano: maschio
formalmente progressista, operatore culturale, para-sinistrese approdato oggi,
come tanti trasformisti, alla linea craxiana; e lasciavano intendere: donna come
parità, coppia come crescita delle parti, casa come luogo sociale, moglie come
essere e non come strumento di sé. La verità del essere marito era abbastanza
banale: “E’ pronta la cena – camicie pulite – stasera non si esce –
portami le pantofole” e Patty lo lasciò solo.
Oggi è madre felice e moglie di un simpatico-conservatore
“realmente progressista”.
Pick e Patty si salutarono, presero un aperitivo
dall’ottimo Riccardo e ballarono
insieme fino a notte alta. Alla prossima nottata.
Giovedì
6 luglio 1989
Presepio
vivente con musica, balli e donne mediterranee
“Caro Fabbry, conosco profondamente il nostro ex marito,
abbiamo prodotto insieme per anni: mostre, libri e iniziative varie, tutte sulla
linea il ’68 non si scorda mai; ho usato lui d’accordo con la Patty come
metafora per indicare una categoria maschile che tiene tutt’oggi oppresse le
istanze femminili. Io sono uno scrittore, faccio questo da sempre e mai poi mai
uso la penna (da premio Nobel) per vendette personali o critiche gratuite. Il
mio motto è: Sempre dalla parte delle donne, e volendo donare a Patty un suo
ritratto “poetico”, ho usato una figura di marito metaforica e non quella
dell’ex marito. Comunque stai tranquillo, mi sono visto con lui, abbiamo
chiarito tutto e questo sera verrà con noi a Positano”.
Stregata dal
golfo fra impulsi caldi e nordica austerità
La
serata era dedicata al Faretto di Marechiaro. La Puccy-Puccy di turno era
Milanese, laureata alla Bocconi con 110 applausi, aveva mitizzato tutto nella
sua vita: “Lavoro come creatività - trasgressione come sfida di sé – uomo
come strumento – tempi della vita come tempi aziendali ergo: management del
quotidiano”. Apparteneva alla categoria “emigrante colta”, figli di
mediterranei-posillipini, generazione “leoni al sole” ceto sociale degli
indifferenti all’impegno civile e politico, protesi alla vita come gioco –
populismo come socialità – trasgressione come modernità – competitività
come Dallas-Dynasty, e queste coordinate pedagogiche incisero negativamente
sulla psiche della nostra Puccy-Puccy.
La verità era che a quarant’anni, lei così mittelmediterranea, con l’incontro con la cultura milanese tutta mitteleuropea, aveva scoperto la sua vera natura: ecologica – sentimentale – tenera – materna – bisogno dell’uomo come integrazione di sé, e oggi la nostra Puccy-Puccy era innamorata di un uomo, milioni di anni luce lontano da quelli che lei aveva conosciuto. La magicità del nostro “uomo” riusciva sulla nostra Puccy-Puccy a farle leggere dentro di sé realmente chi era. Sembrava una dodicenne al primo amore. Ma, ironia della sorte, non poteva concedersi per in discussione tutto il suo mito di vita costruitosi a Milano. Aveva non mettere insomma creato intorno a sé una “barriera – difensiva – psicologica” dove tutto di sé era programmato, e non erano previste note destabilizzanti, ma come dice Fabbry: “il nostro Uomo è il Premio Noscar della destabilizzazione”. E seduto sulla riva del fiume, il nostro uomo aspettava serenamente.
Sceso a valle dalla Collina, aperitivi e cena al Faretto di Marechiaro e danze a casa di Paolo sotto la finestrella di Marechiaro con garofano rosso. Ballando ballando la mente di Pick andava verso la dolce e fragile Paik, innamorati l’uno dell’altro, pazientemente subivano con eleganza le pressioni esterne totalmente negative al loro amore, al tenero cinquantenne il compito di rendere meno duro il quotidiano della sparuta ventenne. Gli amici e parenti di lei esprimevano giudizio negativo sul nostro amore. Ma come dice il famoso scrittore Mimi Crea: “Dove finisce la logica inizia l’amore”.
A volte , dei ceti sociali colti, si fanno prendere la mano dai luoghi comuni: “cinquantenne contro ventenne, ergo: vecchio contro nuovo – esperienza contro innocenza – violenza contro dolcezza – furbizia contro ingenuità etc. etc.”, ma solo la Paik sapeva dell’immensa dolcezza che il Pick le trasmetteva e questo la faceva essere finalmente se stessa: fiore, musica, amori, feste, cieli aperti, vita come armonia, donna come regina – amante – madre – figlia, queste erano le uniche prerogative del Pick nel vivere il suo amore con lei.
Sulla linea “ adda passà ‘a nuttata” il Pick era sceso a Marechiaro con la Puccy-Puccy milanese e mentre beveva incontrò vari amici tra cui la coppia più in, il single più conteso, la single più corteggiata, e udite, udite, c’erano anche Anna & Tommy fuori dalla loro bottega notturna.
Dal terrazzo il Pick guardava il golfo più bello che mai e pensava alla dolce Paik mentre un trentatre giri dei Beatles andava e tutti i ragazzi ballavano teneramente. Alla prossima nottata.
Nell’isola azzurra ancora un successo per la linea
“soft”
“Caro Fabbry, la
sovrastruttura ha vinto ancora una volta sulla struttura, ci siamo lasciati
senza rancore. La complessità che ci circondava, rendeva impossibile il nostro
quotidiano: vedersi discontinuamente come due rifugiati, la prima ora,
ristabilire la comunicazione, la seconda, normale e sereno incontro tra due
persone che si amano. L’ora del rientro per lei era fonte di
destabilizzazione, tale da creare su di me un gap comunicativo totale. Insomma
non eravamo noi stessi”. “ Vedrai caro Pick—disse il Fabbry – che in
futuro ritornerete insieme e non preoccuparti, pensa, quando tu avrai 60 anni,
lei avrà solo 35 anni, non sarà poi così vecchia!”. L’aliscafo per Capri
salpò alle 19, io e Fabbry, ricomposta l’iniziale coppia della rubrica,
trascorriamo insieme il week-end nell’isola azzurra, per la gioia dei nostri
lettori. Taxi scoperto nel porto, guidato dall’ottimo Catello e diretti all’
Hotel La Pineta di Titina e Costanzo Vuotto,
nomi epici della Capri di sempre. Costanzo ci riceve con un aperitivo da
lui preparato. Gli amici sono sul terrazzo in nostra attesa per andare a cena,
Massimo e Patrizia hanno già organizzato tutto. Il tempo di cambiarsi e ci
dirigiamo verso due stanze con terrazzino look “ Una rotonda sul mare”.
Partiamo in gruppo per la cena e tra i commensali spiccano due nordiche –
economiste – trentenni : Wanda di Bologna e Marisa di Milano.
Parlano di Bot-cct-titoli azioniari etc. etc. (sarà la presenza del nostro Massimo oikonomikos!), Fabbry le segue attentamente e cerca di capire se Wanda è una Santarosa o una semplice sfogliatella, mentre Marisa è decisamente un rustico. Le solite teorie del dolce Fabbry, principe della Fisiogniomica dolciaria. Arrivati al ristorante “ Le Grottelle” all’arco Naturale, con una luna bellissima, Pick lancia la parola d’ordine: “Open eyes!” ( aprite gli occhi). E’ l’attacco: Fabbry racconta la sua infanzia con la tata ( protocollo 10 : sviluppare senso materno), il Pick parla della sua partecipazione al Maurizio Costanzo Show che andrà in onda il 7 agosto (protocollo 20: forza &simpatia). Finita la cena a braccetto si recarono verso la piazzetta, salutarono gli amici nordici che andavano a letto e Fabbry e Pick, con Wanda e Marisa formarono il quartetto: Ricche e Poveri! Era inutile per il tenero cinquantenne pensare alla dolce ventenne.
Ormai era tutto finito. Peccato. In piazzetta incontrammo la teatrante Igina che ci offrì un caffè con panna e ci portò a “L’Isola”, il nuovo centro culturale aperto con Massimo Esposito, dove con mostre d’arte, convegni, feste,film,
danze ed altro, cerca di innestare su una cultura caprese del tutto statica e centrista , la sua cultura di movimento. Vinca il migliore! La Wanda e la Marisa parlarono con Igina fino a notte tarda: forme gestionali, management, target, flussi finanziari redditività del capitale investito. E mentre questo “Mondo economico” andava, passavano due brunette mediterranee, antiche amiche del Fabbry, e naturalmente ce la svignammo con loro in discesa libera fino alla “ Canzone del mare”, accompagnati da un disco di Peppino di Capri “ Luna Caprese”.
Ancora una volta la linea soft-mediterranea aveva prevalso su quella hard-mitteleuropea.
Mercoledì 26 luglio 1989
Verso Ravello ricordando
insieme i mitici anni ‘60
Si conoscevano da piccoli. Lei aveva attraversato tutti i sentieri percorribili da una donna alla continua ricerca di sé. Nata nel quartiere Chiaia, il suo nome era Elisabetta e aveva quarant’anni. Le caratteristiche pisicologiche delle ragazze dell’ Umberto (così erano chiamate le studentesse del famoso liceo) erano abbastanza anomale. Famiglie benestanti e conservatrici, cresciute con l’obbiettivo di diventare spose e madri, frequentavano le monache, studiavano musica classica e nelle famiglie più avanzate anche danza classica. D’estate era d’obbligo trascorrere venti giorni a Londra per imparare l’inglese. La loro socialità si realizzava attraverso i balletti familiari il sabato pomeriggio, alla presenza dei genitori.
E durante uno di questi sabato si conobbero a casa del Fabbry al Parco Margherita. Lei come il Pick era brava nel rock & roll ballando ballando comunicarono tanto che il giorno dopo si videro in Villa Comunale. Si amarono come potevano amarsi i quindicenni negli anni ’60: lunghe passeggiate, lunghi silenzi, pochi baci, ma molte carezze. Elisabetta come tutte le sue coetanee esprimeva dubbi e perplessità verso il mondo dentro cui viveva, mondo di valori fermi; c’era Vietnam, il governo Tambroni, l’elezione di Kennedy, di Kruusciov, del Papa Giovanni XXIII, e poi la minigonna Beatles, i Rolling Stones, tutti i segnali di trasformazione dei costumi nella società civile. Niente, le ragazze dell’Umberto, sensibili alle novità, in famiglia dovevano tacere tutte queste trasformazioni in atto. Anzi, la loro nevrosi iniziò proprio per questo immobilismo familiare contro il movimentismo dell’esterno.
Cosi arrivo il famoso ’68 e molte di esse si trovarono impreparate a viverlo creativamente e soprattutto a capirlo culturalmente. Parecchie si sposarono, molte si separarono appena arrivò il divorzio, altre passarono alla politica attiva, qualcuna andò via di casa prendendo la strada dei fiori senza ritorno.
Elisabetta fu una di queste: prima all’estero, poi tornò a Napoli vivendo con un intellettuale organico-depresso, poi con un manager sessualmante nevrotico e infine con un professore di scuola con il quale realizzo la maternità. Oggi è madre e sposa, ma il suo spirito nomade la rende irrequieta e non paga della realtà che la circonda.
Pick la incontrò ad una
mostra d’arte, lei s’era presa un mese di ferie dal suo compagno, una pausa
di riflessione: “alla ricerca della nuova identità”, memori
dell’innocente flirt adolescenziale, aveva voglia di consumare quello che non
avevano osato all’epoca. Il Pick mise i motori e si diressero a Ravello a
vedere Villa Cimbrone. Con cassette di Mina, Gino Paoli, Beatles, Rolling Stones,
Platters, Elvis Presley, Peppino di Capri, attraversarono l’autostrada e la
costiera ; lei comincio a sciogliersi serenamente; “Con il mio attuale
compagno o realizzato solo la maternità, il nostro rapporto di coppia è
esaurito e forse non è mai esistito”. Il tenero cinquantenne capì subito
l’antifona e applicò il protocollo 1: “ Scelta e Coerenza”, “se vuoi
domani ti sposo, ma viviamo prima sei mesi insieme senza figli o altro”. La
proposta fu respinta e arrivati alla Pensione “Amore” dormirono insieme
ricordando i favolosi anni ’60.
Sabato 12 agosto 1989
Ritrovar sé stessi sull’Alpe di Siusi
in gita con Savoia
Avanti Savoia… era la
parola d’ordine del caro Fabbry nell’iniziare la gita giornaliera
sull’Alpe di Siusi (Bolzano). Savoia era il nome di una ragazza siciliana,
nata e cresciuta a Bolzano. Fabbry l’aveva conosciuta dal famoso schef
Gualtiero Marchesi di Milano, dove lei quella sera presentava, con il famoso
enologo Veronelli, dei nuovi vini veneti.
“Mi chiamo Savoia, vivo a Bolzano e sono figlia di siciliani”. Per il Fabbry era il massimo della femminilità, il vero incrocio tra la razza mittelmediterranea e quella mitteleuropea. “Vado al mare ad Acitrezza e in montagna sull’Alpe di Siusi”. Fabbry sussultò: “Sull’Alpe di Siusi ci va il mio amico Pick da vent’anni; non amo la montagna, ma quest’anno ci verrò per incontrarmi con tè. Porta un’amica per il Pick”. Così fu, l’amica si chiamava Claretta ed era la figlia di un nostalgico altoatesino; era l’anno di grazia 1987 e da allora ogni ferragosto Fabbry e Pick s’incontrarono con Savoia e Claretta.
Fabbry aveva sempre rifiutato la montagna, così come spesso rifiutata parte di sé; ma il fascino della Savoia (dove può la donna non può la logica) lo spinse finalmente a confrontarsi con le dolci Alpi; attraverso lunghe passeggiate, scalate, prati, fiori, rocce, torte, grappe, mucche, fieno, il Fabbry cominciò a conoscere parte di sé che finalmente accettava laicamente. Per noi mediterranei, protesi sempre al concetto di sfida e dell’uscire da sé, la montagna è un giusto termometro delle nostre possibilità, infatti non consente lo sconfinamemto, con essa bisogna essere metodici, ritmatici, ordinati ed assennati per evitare continue sfasature tra corpo e mente. Accettato tale ordine (leggi armonia) si ottiene il massimo dell’equilibrio; e l’amore tra il Fabbry e la Savoia, si esprime infatti solo a 2000 metri d’altitudine; è rimasta famosa “la notte del ferragosto” ’88, giorno giorno della festa della montagna, dove, dopo decine di boccali di birra e decine di salsicce alla brace, il Fabbry e Savoia furono trovati trovati dalle squadre di soccorso alpino, abbracciati teneramente in un fienile vicino al famoso rifugio Bolzano, dove l’Imperatore Austro-Ungarico Francesco Giuseppe amava riposare con la sua famiglia reale. Pick e Claretta parlavano sempre durante le loro gite: storia, filosofia, letteratura. La giovane ventenne, con quel suo nome così pieno di significati oscuri era complessata, ma il tenero cinquantenne riusciva a tranquillizzarla con il detto: “Non è il nome che fa una persona, bensì il suo contenuto”. E così mano nella mano, tra una baita e l’altra, tra 3 grappe altre 3, arrivarono la sera alla Pensione “Principessa Sissy” stanchi ma felici di poter contare sul contenuto di loro stessi e non più sul significato dei nomi.
Viva, viva L’Alpe di Siusi.
Giovedì 7 settembre 1989
Festa
a Pozzuoli con i notturni al grande rientro
Di ritorno dalle Alpi, dopo un meritato
riposo di tre settimane, il nostro Pick inizia l’anno scolastico dei notturni
napoletani e si dirige al Michelemmà di Pozzuoli, in via Rosini 19, dove sabato
scorso c’e stata la grande festa del rien tro.
Il
locale è situato nell’ antica Pozzuoli, tra il Tempio di Serapide
e l’Anfiteatro. Si entra e si trova sulla sinistra un simpatico
pizzaiolo con forno, specialità della casa è una “minipizza” ad un
“miniprezzo”, sulla destra invece la vecchia sala memori di amori per la
terza età. Superato il forno e la sala si entra in uno splendido giardino look
“Orto degli Ulivi” di biblica reminescenza, con il Giuda ballerino e i nuovi
apostoli alla cassa e al bar. Sullo sfondo c’è una pista senza pavimento look
“Spiaggia Giamaicana Puteolana” con una scala in pietra antica tipo”Opus
reticalutum” così come dice l’architetto che ci fa da Cicerone. Il calore
di questa pittura trasmette sui corpi dei ballerini antiche immagini di “ludiche feste romane”.
Ci riceve l’organizzatore Eddy, e ci presenta al proprietario Eugenio, offrendoci un aperitivo preparato dal baraman Enzo e servito dalle “tostissime”Antonella e Marinella. Il locale per tutta l’estate, e per settembre ancora, è diventato il punto d’incontro dei notturni napoletani e l’aria che si respirava era di euforico rientro. Tutti si salutavano con la gioia di rivedersi e tutti parlavano delle loro esperienze di agosto. Infatti Nenè con la sua barca Marilla è stato a Ischia, Tommy & Anna in Sardegna, Stefano in Grecia, Eleonora al mare, Freddy & Patrizia sulle Alpi, Riccardo in Corsica con il gommone e Antonio, Maria del Chiatamoon a Capri, Romeo al Vomero, Gigi a Volla, Piera con Vittorio in Turchia, Annalisa con Michele in Thailandia, Benedetto e Fabrizio in montagna, Elena in Spagna, Franz al Parco Comola, Giulio a Pietro Castellino etc. etc.
Quella sera suonava Daniele Sepe con la cantante Giuliana Formisano regalandoci dell’ottima musicae in questo locale si sono sperimentati musicalmente Alan, Marco Francini e tanti altri complessi musicali napoletani.
Settimio e Marina l’architetto (ma quanti architetti ci sono a Napoli?) ballano “tetè à tete” fino a tardi e alle quattro del mattino l’ottimo DJ Enzo Casellacon una canzone finale ci regala sensazioni d’altri tempi, suscitando quella antica e commossa tenerezza tra i ballerini offrendo così la possibilità di far nascere nuove coppie amorose.
alle cinque del mattino il Pick con la “Sofia Loren” di turno sul porto di Pozzuoli a vedere rientrare i pescherecci dalla pesca notturna; la luna ancora per poco accompagna i due solitari che mano nella mano si dirigono verso il Rione Terra, luogo fantastico per comunicare in silenzio, e la mente del Pick pensava all’inutilità della costruzione del Monte Ruscello.
Giovedì 14 Settembre 1989
Confessioni serali, bagni termali e
salotti decadenti
Era la figlia di nobili, famosa scrittrice di sceneggiati televisivi per le TV pubbliche e private. Dai venti ai quarant’anni aveva rifiutato tutto del suo mondo natio, ma ora sentiva il bisogno di ricongiungersi alle proprie origini, per affrontare i suoi prossimi quarant’anni con maggiore equilibrio.
Con Pick aveva un rapporto di amore/odio, era convinta che se Pick avesse lasciato Napoli, sarebbe diventato scrittore e uomo di successo. Ma lei sapeva che ciò non era possibile, Pick era tutto sull’essere e non sul divenire, Pick amava divertirsi, ma era polemico con la società della rappresentazione,
poiché a tale linea di vita da lui definita linea-hard (dura) preferiva la linea-soft (morbida), quella dell’essere.
La nobile quarant’enne annunciò il suo arrivo a Napoli, per dopo ferragosto e voleva trascorrere un lungo week-end con il Pick, per fare con lui il punto della situazione (chi siamo – da dove veniamo e dove vogliamo andare), Pick era sempre affascinato, ma terrorizzato, da questi incontri, poiché attraverso gli stessi realizzava il suo essere terapeutico – psichiatra—autodidatta (col permesso di Freud), ma era anche terrorizzato perché alla fine i conti dell’albergo doveva sempre pagarli lui, (in verità, era Fabbry, che gli prestava il fondo cassa per tali incontri).
Furono scelte le “Terme di Telese”, quale sede ideale tra un mondo che fu e un altro in arrivo (rinnovamento attraverso la tradizione),circondate da alberi e da silenzi immani, l’albergo completamente rinnovato con mobili antichi e immensi saloni, sulla linea Luchino Visconti di “Morte a Venezia” o “Il Gattopardo”.
La prima mattinata la dedicammo alle acque termali, in una piscina rotonda look “piccolo stadio” con ironiche cabine di cemento con doppia apertura. Seduti a bagnomaria, Pick e la nobile quarantenne si confessavano tra di loro: “vivere nella capitale è diventato duro: tutti cercano il consenso, tutti vogliono frequentare i “clan In” e così non ha più importanza chi sei, ma quello che rappresenti e se non hai successo vieni sempre dalla porta di servizio”. “Cara e nobile quarantenne, è per questi motivi che non ho lasciato Napoli, è chiaro che anche a Napoli vige tale valori di vita in certe aree, ma ci sono fasce sociali dentro le quali è ancora possibile essere se stesso anche se non sei un Vip”.
Di sera continuarono la chiacchiera al ristorante sito sotto all’ingresso, l’accesso al quale ha un sapore tipo “Il nome della rosa “, preti che vanno alla mensa: “l’amore in questo tipo di società non può più esistere, esiste solo come sport, ginnastica e non come ricerca dell’altro, non come altruismo, non come creatività di sé attraverso il partner: ma solo amore come possesso, egoismo, potere e dominio”.
Nel giardino la chiacchiera continuava, ma appena la nostra vide entrare il famoso regista televisivo look Umberto Eco, diventò un’altra: da tenere e umana quale era in quel momento, diventò dura e sprintosa, alias: “dall’essere al divenire”. La domenica sera partirono e il Pick come sempre pagò il conto con la carta di credito del Fabbry, mentre la nostra nobile salutava il regista famoso e una canzone di Mina andava: “Parole – parole – parole”.
Giovedì 21 settembre 1989
Un tuffo in acqua e la finlandese fa
gli occhi dolci
L’ultimo aliscafi per Procida era pieno, corremmo a Pozzuoli per imbarcarci su un traghetto look “Pirata Nero”. Pick e Fabbry arrivarono nell’isola per trascorrere un week-end settembrino insieme senza compagnie e per fare serenamente il bilancio di un anno di lavoto e prepararsi al nuovo autunno. Queste erano le intenzioni, ma scendendo sulla passerella del traghetto, al buio, una passeggera (bionda, alta e bellissima) cadde in acqua. Fabbry come un delfino si tuffò e la salvò.
Addio riflessioni, addio punto della situazione, addio bilancio di un anno (verrà il giorno che potremo fermarci un attimo?). La finlandese bagnata si chiamava Carlotta, alta 1,86, era a Napoli da più di un mese e aveva finito una storia d’amore con un giovanotto post-industriale dei paesi vesuviani (virilità – cinismo), ed era ospite di una sua amica che aveva una bellissima casa alla Chiaiolella.
Fabbry memore dei suoi fasti e nobili natii, era infatti Conte di Santo Stefano, comprò subito un asciugamano ed un pullover per coprire e riscaldare la giovane finlandese,che commossa già appoggiava la sua testolina sul petto del nostro Conte. Pick era impacciato ma anche lui, memore dei sui felici e popolari luoghi natii, chiamò un taxi-carrozzella ed invitò Fabbry e la filandese a salire per dirigersi tutti insieme a casa di Esmeralda alla Chiaiolella. Conoscere Esmeralda e innamorarsi fu per il nostri Pick tutt’uno. Alta 1,67, bruna, dagli occhi blu, look “ Carmen Miranda – Yvonne Sanson – Gina Lollobrigida – Sofia Loren – Silvana Mangano”. Ragazzi, una vera sirena mediterranea. La casa stupenda, un loft mediterraneo con grande giardino e una propria discesa a mare attraverso una vegetazione primitiva, con una spiaggia di sabbia da un lato e scogliera da l’altro. Il Pick già si sentiva l’eroe dei due mondi. Il Conte di Santo Stefano in arte Fabbry (che parla e che scrive solo in italiano) dialogava con la finlandese ( che parla e scrive solo in finlandese) da più di un ora. E mentre Esmeralda preparava pesce alla brace – sarago, calamari, gamberi con sughetti afrodisiaci – il tenero cinquantenne tirò fuori la sua arma segreta: una musicassetta con Sergio Bruni, Roberto Murolo, Amedeo Pariante, Peppino Di capri, Mina ( versione napoletana ) per applicare il protocollo: “ Stasera mi butto”.
Intorno ad un tavolo con una luna “formato lampione” con vinello “ sapore sprint “, con delle angurie” baciami diventeremo amici “, i quattro eroi lentamente e languidamente si smarrivano in un ancestrale desiderio di fisicità. Fabbry e la finlandese bagnata scesero sulla spiaggia morbida, il Pick e la mediterranea su quella dura mentre una barca con quattro giovani informò che al largo avevano visto una sirena, il mito dell’amore era presente. Fabbry, famoso pescatore subacqueo volle dimostrare alla finlandese le sue capacità alla Maiorca e scese più volte sott’acqua, mentre il Pick declamava la sua famosa poesia “Al mare sulle Alpi”, primo premio al festival degli sconosciuti a Godicoro, poesia sintesi della felicità: il mare sulle Alpi, metafora per realizzare i sogni che sono i noi, e mentre la finlandese come una sirena raggiungeva il Fabbry sott’acqua, Pick ed Esmeralda ballavano a piedi nudi baciandosi teneramente.
Giovedì 28 settembre 1989
In giro con Frida nel “ salotto di Montmartre”
La chiamano “Petit Montmartre” tutta la zona che va da Piazza Amedeo, via Martucci, via Piscicelli fino a San Pasquale, per il gran numero di pub, ristoranti, piste da ballo, trattorie, solo-pizza, slot machine ed altri. La specialità della zona è l’auto fermata in doppia fila e chiusa a chiave. E’ rimasta famosa, infatti, la serata dello sciopero dei taxi, dove il nostro fabbry non potè uscire perche la sua auto era parcheggiata in prima fila, rinunciando così ad una serata con una sua cara amica di Cuma.
Il locale che il nostro Pick presenta è “ I Gradini” ovvero il “ salotto di cemento” poiché la maggior parte degli ospiti preferisce sedere sugli scalini detti “ Gradini Amedeo” che da via Martucci si arriva a via Piscicelli. In questo salotto duro domina la linea post-punk, post-dark, post-metallaro, post music- house, praticamente la linea hard dei notturni napoletani. Il locale è ben frequentato da ragazze tedesche, francese, svizzere che studiano e operano a Napoli e in una serata ai Gradini il Pick conobbe Frida. Figlia di nobildonna tedesca sposata negli anni ’60 con un bruno ischitano, studiava scienze occulte ed era a Napoli per approfondire gli studi sul Principe di San Severo, infatti era bionda ma tenebrosa, amava camminare di notte per il Centro Storico napoletano e prima del suo solito giro notturno, si fermava ai Gradini a bere birra scura, parlando con il Pick con rapporto con i sogni, dell’altra metà che è in noi, di doppie o triple vite vissute dagli uomini ( erano sue fantastiche teorie) con le quali riusciva a tenerci legata a sé per due o tre ore, intanto arrivava Franz con la candid-camera-video, riprendendoci per un servizio video sulla Napoli notturna.
A queste discipline paranormali il Pick contrappose la vecchia frase, letta chissà in quale libro: “Bisogna due vite, una per capire e l’altra per viverla”, frase che colpì positivamente la nostra Frida.
Intanto la “Piccola Montmartre” prende corpo giovani yuppies che cenano al ristorante messicano, ex sinistresi riconvertiti all’ecologia che ordinano uno “spaghetto aglio e oglio” alla trattoria dell’angolo, manager che abbandonano le loro supercilindrate in doppia fila e, seguiti da donne in nero, entrano nel loro punto d’incontro, giovani da Cine-Club che escono dall’ “Amedeo”, dodicenni alle slot-machine, quindicenni alla “solo-pizza”, mentre Piazza Amedeo diventa un selvaggio parcheggio di giovani in attesa di consumare la notte, creando un caotico traffico, bloccando tutta via dei Mille.
Il Pick con
Frida si dirige nel Centro Antico per la salutare passeggiata notturna della
Frida, fermandosi a via Depretis per una camomilla by-night all’unico bar
della città aperto, dove attori operai e tanti lavoratori della notte, sono
soliti prima di ritirarsi o andare al lavoro, fermarsi per un caffè o un ottimo
cappuccino ed è lì che incontriamo Fabbry con la compagna di turno ed insieme
ci spostiamo nell’archeologico, silenzioso Centro Antico, discutendo
sull’enorme caos del quartiere “ Montmartre” e sulle decisioni di
riconversione de Centro Storico, dove il Fabbry é convinto della necessità di
un intervento controllato dall’Ente pubblico e l’esecuzione delle imprese
private. Speriamo bene. Alla prossima nottata.
Giovedì 5 ottobre 1989
Piccola indagine sulla donna degli anni ‘50
Sulla linea “ babbo non vuole, mamma nemmeno”, la giovane ventenne liquidò definitivamente il nostro Pick che decise di passare direttamente alle quarantenni per rompere un circolo vizioso. Il sabato fu dedicato a due amiche per una indagine sul territorio: “A che punto è la quarantenne oggi?”.
La mattina ci recammo al Festival dell’Unità di Contursi (SA) a presentare il solito libro di Lucio, con Pasquale e una bionda quarantenne look Grace Kelly.
Lucio e Pasquale furono impegnati nella Sala comunale fino alle 14, il Pick e la Grace Kelly passeggiarono per Contursi antica visitando anche le Terme.
Alle 14 pranzo con sindaco e autorità e alle 16 Pick, Pasquale e Grace Kelly tornarono a Napoli. Il Pick si riposò facendo una compilation dedicata a Laura in omaggio a una bella serata sul suo terrazzo, la compilation era di mambo, cha-cha-cha, rumba con dischi originali degli anni ’50, con misto di Perez Prado, Abbe Lane, Xavier Cugat, Los Machucambos, Don Marino Barreto e tanti altri. E tra un mambo e un cha-cha-cha, il Pick rifletteva sul significato delle tre ore di chiacchiere trascorse con la Grace Kelly mattutina.
Alle 21 si diresse sul terrazzo di Elena ed Enzo a via Atri nel centro antico di Napoli, per una serata performance dei padroni di casa: schermo gigante con foto di Umberto Telesco ; poesie di Elena lette da Antonio, poesie scritte e recitate da Peppino, il tutto presentato da Sonia. Sembrava una serata francese sui tetti parigini. Era bello assistere ad un uso dei terrazzi napoletani “ altro”, ed era una dimostrazione che si può fare salotto producendo cultura. Eravamo più di duecento. Il Pick fu stimolato da una quarantenne look Marina Lante che si accompagnava con un trentenne di nome Angelo. Dopo il recital, Pick, Marina Lante ed Angelo si diressero al Paradise di Pozzuoli, dove davano un concerto degli Overlord, duro complesso Rock romano. Per fortuna c’era Antonella che trattenne Angelo consentendo al Pick di scambiare sul bordo della piscina verde una chiacchiera con Marina Lante. Alle tre di notte l’accompagnò a casa e poi da solo si diresse al Punto Blanco, sempre a Pozzuoli, dove il sabato notte si balla dalle tre all’alba.
Nell’andare, il Pick rifletteva sullo scambio avuto con Grace Kelly e Marina Lante e trovava delle affinità con le due quarantenni: entrambe avevano in comune un grosso vissuto sentimentale, avevano subito a vent'anni le trasformazioni sociali di quell’epoca, avevano dato molto ai loro compagni, ma avevano ricevuto molto meno ed oggi, per difendersi dalla vita, si erano create delle barriere difensive psicologiche formate da ben precisi valori estetici e comportamentali la cui gestione richiede massima razionalità, massimo controllo di sé e massima programmazione del quotidiano. Ed in questa scientificità non sono previste le “variabili e le note destabilizzanti”.
Mentre il nostro Pick è solo per le variabili e le destabilizzanti. Alle tre e trenta del mattino, arrivato al Punto Blanco, il Pick fece l’alba ballando rock, cha-cha-cha, rumba, ma solo un motivo lo prendeva veramente: Mamma non vuole, babbo nemmeno, come faremo a fare l’amore? Questo è un sabato di un single cinquantenne, sedotto e abbandonato da una tenera ventenne.
Giovedì 12 ottobre 1989
Trentenni
single, gioia e dolori del cinquantenne
Il punto d’incontro con Fabbry è il Caffè Latino ai Gradoni di Chiaia, diretto da Maurizio & Signora, il look del club è “madrileno – parigino” ed è frequentato da una intellighenzia media che ancora oggi si chiede: “Chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo?”. Fabbry attacca: “Caro Pick, queste tue novelle del giovedì non mi garbano, si rivolgono troppo ad una ristretta cerchia di amici comuni e non fanno opinione”.
“Caro Fabbry – replica il Pick – intanto queste novelle non le ho voluto io, bensì l’Oriana Fallacci del giornalismo napoletano, e per quel che so, si è creato addirittura un club “Le fans di Pick & Paik”, e certamente esprimono tutta la provvisorietà di un single cinquantenne oggi”. Intanto arrivano Francesca la Bruna e Francesca la Rossa, trentenni amiche del Fabbry, biologa e matematica, ed insieme assistiamo alla proiezione del film di Alberto Abbruzzese: “Meglio un sociologo domani che un regista oggi”.
Lasciato il Caffè Latino, scendiamo per Via Chiaia e ci dirigiamo al Festival dell’Unità per dibattito tra Biagio de Giovanni e Tamburrano del Psi: “Togliatti oggi”. Biagio con le sue capacità dà una spinta al partito sul definitivo passaggio alla cultura occidentale, Tamburrano quasi in parte lo censura, preoccupato forse che il Pci possa prendere più voti dopo questo giro di boa. Il look del Festival, curato dal architetto Enzo Caruso è piacevole e sta tra “ tende di soldati sotto il castello” e “ caffetteria post-industriale”. Un ristorante per il comunista ceto medio-alto, una grande pizzeria per il nazional-popolare, e un piccolo ristorante sotto i merli del castello per il comunista conservatore, e questa è una dimostrazione che, intanto, le anime interne attraverso l’estetica cominciano a prendere forma.
Passammo poi per il Riot sito a Palazzo Marigliano in Spacca Napoli, dove tutte le Francesche Napoletane si erano date appuntamento per festeggiare il loro onomastico. In questo luogo fantastico di memoria, Francesca la bruna, prende da parte il Pick e lo consola: “ non è vero quello che dice Fabbry, io non ti conoscevo, ma in famiglia tutti leggono le tue novelle del giovedì, anzi ce n’è una dedicata alle tentenni che suscitò l’attenzione di mia madre cinquantenne. E’ vero che noi trentenni siamo siamo spinte dalla società e dalla famiglia ad una definizione istituzionale, sulla linea “ ma quando ti sposi?”, e se ciò non si realizza, ci sembra di vivere nel mondo familiare come delle diverse. Mentre spesso siamo felici della nostra condizione di single, disponibili al matrimonio, se questo significa parità tra noi e l’uomo, senza riprodurre l’essere moglie cosi come è accaduto alle nostre madri e nonne.
Il Pick esultava dentro di sé, una trentenne fiera di essere single e che non poneva problemi di coppia-progettuale era degna della massima attenzione, e sotto un albero di mele del Riot, il tenero cinquantenne iniziò l’attraversamento dei sentieri della trentenne. Il tutto mentre Settimio faceva gli onori di casa, le Francesche servivano la loro torta ed Errico il filosofo parlava del Costanzo Show, dove il nostro Pick ancora una volta ribadiva che Arbore - De Crescenzo – Laurito – Pazzaglia, e tanti altri napoletani che vivono a Roma, vendono per “ creatività” quello che a Napoli è “ quotidianità”.
Giovedì 19 ottobre 1989
Viva
le ventenni, spumeggianti dive dei “nostri” film.
“Caro Pick, io non amo il cinema con la stessa tua passione”, “Caro Fabbry, il cinema, per la mia generazione è stato l’unico mezzo per farci conoscere altri mondi, miti e realtà differenti e ancora oggi rivederli mi commuove: Gary Grant e Gary Cooper, maestri di eleganza; Errol Flynn e Humphrey Bogart, maestri d’avventura; Clark Gable e Burt Lancaster, gli eroi buoni; mentre la Rita Hayworth, Lauren Bacall, Bette Davis erano le donne mito”. E così dicendo il Pick salutò il Fabbry e si diresse all’ultimo cine-club di moda: Il Grenoble di Via Crispi, detto il “petit Beaubourg” della cultura franco-napoletana, diretto dal Jean Gabin di turno, l’ottimo Jean Digne, ammirevole operatore culturale da più anni alla guida dell’Istituto francese, ma sul piede di partenza perché destinato ad altra sede. La sua capacità è stata nel non imporre alla città una cultura diversa, ma di accogliere nel suo “Grenoble” tutto ciò che culturalmente la città produce (nel bene e nel male), con occhio particolare ai giovani artisti al loro primo confronto con il pubblico, Bravo Jean!
Il Pick si trovò seduto vicino ad un gruppo di ventenni tra cui spiccava una biondina di nome Katty. Il film parlava di un amore impossibile tra due ventenni con finale tragico. Per fortuna Katty si accompagnava ad amici comuni, e tutti insieme ci dirigemmo al Babà Caffè, a Posillipo, gestito dai simpatici Pippo & Co.
Il locale è carino ed i giovani frequentatori si danno un tono alla Robert De Nuro prima maniera. La specialità della casa è la pentola di maccheroni sempre pronta su di un fornello con bombola a gas.
“Apriamo il dibattito -- propose Piero – E’ duro essere ventenni oggi se non ti identifichi con la società dei consumi, con la diva Madonna, con la moda, ma cerchi altro come realizzazione di te: amore, amicizia, cultura, giustizia e conoscenza di sé”. Ragazzi che temi, pensava il Pick, “facciamo una festa a casa mia – subito propose il tenero cinquantenne per alleggerire l’aria un po’ greve -- così festeggiamo la partenza di Katty. E nacque il famoso “Cheese-party con lacrime”, under 21 alias solo per ventenni. Piero responsabile al tam-tam, Ippolita ai cibi, Costanza al foyer, Fe-Fè al servizio d’ordine, Mamy ai dolci e Pick alla musica.
Ragazzi che notte quella notte: la bellezza, la vita, la felicità, il ritmo, l’eleganza dominavano su tutto. Il Pick alla consolle osservava questo spumeggiando mondo delle ventenni e si rammaricava che i suoi coetani quaranta/cinquantenni era privi di questi valori oppure quasi non ci credevano più. Tra una canzone di Edith Piaf, Madonna e Bennato di “W la mamma” (in omaggio all’assenza di tutte le mamme delle ventenni) il Pick individuava una brunetta look Juliette Greco, e lasciando la consolle e ballando ballando fino all’alba venne a conoscenza della sua vita: Uha, che forza! La ventenne aveva un vissuto da quarantenne. Così il Pick decise di fare una telefonata anonima al 113 per fare finire la festa alle 4 del mattino, poiché la chiacchiera con la brunetta prese forma e corpo e la casa serviva libera.
Ragazzi la vita è tutto un film e così fu anche quella notte.
Alla prossima nottata.