C'è
un aspetto della multiforme attività culturale di Salvatore Pica non molto noto
ed è quello del suo disinteressato rapporto di amicizia e di collaborazione con
la storica “Italia-URSS” di Napoli, ora Associazione “Massimo Gorki”,
che ha compiuto i 60 anni di vita e che tuttora si regge sull'esclusivo lavoro
volontario dei suoi soci russisti (l'unico contributo pubblico – per giunta in
forse, malgrado le tante iniziative culturali che vengono svolte, è appena di
3000 euro annui!).
Anche
ai tempi dell'URSS tutta l'attività dell'Associazione era basata sul
volontariato e l'unico aiuto della consorella URSS-Italia consisteva nell'invio
di qualche mostra fotografica, dei quotidiani Pravda e Izvestija (le cui annate
furono cedute all'Emeroteca Tucci) e di circa 30 riviste dell'Accademia delle
Scienze dell'URSS che ancora vengono conservate in Associazione e citate nel
Catalogo dei periodici della Biblioteca Nazionale.
L'Associazione
è ora anche un punto di riferimento culturale per la comunità slava presente a
Napoli e nella regione, che, malgrado l'elevato livello d'istruzione, svolge
utili, ma umili mansioni.
Ma
come prima, ancora oggi l'Associazione vive in ristrettezze finanziarie.
Da
qui la ricerca continua di apporti esterni, di sostenitori, di strutture di
supporto, di mecenati disinteressati. Ed è qui che non si può non ricordare
con sincera gratitudine, soprattutto quando l'interesse per l'URSS e per la sua
cultura cominciò ad essere considerato “fuori moda”, l'anticonformismo, il
gusto “trasgressivo” di Salvatore Pica, che non esitava ad esporsi, in
controtendenza con lo stesso suo partito di riferimento, ospitando ed
organizzando nel suo “Centro Ellisse” di Piazza Vittoria la mostra del
Manifesto rivoluzionario russo da Majakovskij a El Lisickij, alla Popova, ecc.,
quella della grafica cecoslovacca d'avanguardia, conferenze di relatori
sovietici sui temi della politica estera ed interna dell'Unione Sovietica con
grande disappunto dei “benpensanti di sinistra” di allora. Ogni volta che
l'Associazione era in difficoltà trovava sempre nell' “Ellisse” la
soluzione. E tutto questo senza che Salvatore Pica condividesse necessariamente
tutto quanto gli veniva proposto ed illustrato o che ponesse condizioni
particolari. Da parte sua solo “suggerimenti” per il migliore svolgimento
della iniziativa. Insomma tutto all'insegna di “Erasmo da Rotterdam” nostro
comune nume tutelare. Era questo un atteggiamento solo di simpatia e di amicizia
verso un'Associazione ritenuta a torto da altri “superata” e “retrò”,
verso i suoi dirigenti ritenuti da Salvatore “ingiustamente esclusi”? O
anche un modo nobile di aiutare a sopravvivere un sodalizio, per certi versi
unico e rispettato, una presenza culturale, un messaggio di speranza, di cui
Pica riconosceva ancora il significato, volto a superare il muro delle
incomprensioni e delle diffidenze reciproche in una fase storica in cui a
sinistra iniziava a prevalere una tendenza volta a recidere ogni riferimento
all'Ottobre e ad un diverso assetto giuridico-proprietario della società?
Eppure Salvatore Pica non è stato mai un passatista, un uomo prigioniero dei
propri sogni. Al contrario sempre un anticipatore di eventi, sempre teso alla
ricerca, un sensibile diagnostico delle devianze culturali e dei mali della
sinistra. Tant'è che nelle sue iperboliche definizioni si autofregiava allora
del titolo di “comunista newyorkese”. In fondo Pica era e resta un poeta, un
cultore dell' armonia universale, ove c'è posto per tutti, ma non per i furbi e
per i facili voltagabbana.
Con
affetto
Luigi
Marino
Segretario
dell'Associazione “Massimo Gorki”