NEW YORK 1981 – Alla Factory di Andy Warhol

 

Salvatore Pica fotografato da Andy Warhol

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Tutto iniziò il 23 novembre dell’anno 1980, con Lella (mia moglie), Filippo (nostro figlio), Lucio Amelio e Thomas Arana. Eravamo al Teatro 5. Carlo per il concerto del flautista Severino Gazzelloni che, appena concluso, mentre il pubblico applaudiva, inizia un fuggifuggi generale per una forte scossa di terremoto. Dopo qualche giorno, sull’onda della paura e del degrado morale che avvolgeva la nostra città, ci impegnammo a risollevarne le sorti. Ciascuno per il ruolo e per la propria competenza. Lucio decise di fare un appello a tutti gli artisti del mondo a donare una loro opera a Napoli. La realizzazione di tale progetto prevedeva il placet del mondo dell’arte americano e soprattutto di Leo Castelli e della sua ex moglie. I primi giorni di gennaio dei 1981 tutti a New York. L’occasione fu la prima mostra in America di Ernesto Tatafiore, di cui mi piace ricordare di essere stato il suo primo collezionista. Lucio, Michele Buonomo, Ernesto Tatafiore, Vittorio Baratti, Lella e io partimmo sparpagliati per ritrovarci poi a New York. All’alba dei miei primi 42 anni, caricammo Ernesto all’ingresso di Fuorigrotta della Tangenziale di Napoli. Per la mia atavica paura di volare, (conseguenza di turbe infantili), due giorni prima del viaggio, mi ero alimentato con Remy-Martin e pizzette di Moccia. Arrivati all’aeroporto di Fiumicino e salito in aereo, caddi in un sonno profondo e mi svegliai direttamente a New-York.

Superati i controlli dogana Ernesto ed io, sembravamo Totò e Peppino a Milano. Corremmo all’albergo. Lì i nostri amici ci aspettavano. Lucio e Michele, per loro motivi di lavoro presero l’aereo a Copenaghen. Furono sette giorni alla grande. Feste. night, ristoranti con piste di pattinaggio sul ghiaccio, ristoranti cinesi e italiani, cene in casa di amici di Lucio, commedie teatrali, concerti jazz, musei, gallerie d’arte, lunghe passeggiate per il Central Park per smaltire le sbornie notturne, I momenti più intriganti per me e Lella a New York con Lucio: l’incontro con Leo Castelli e la sua ex moglie. Fantastico. Entrammo nella galleria di Leo Castelli. Lucio non aveva nessun appuntamento; non appena Leo Castelli lo vide, lasciò tutto e tutti e corse ad abbracciarlo: (Lucio, dopo l’incontro a Napoli tra la cultura europea e quella americana. Joseph Beuys e Andy Warhol, con grande festa finale al City Hall di Dino Luglio, era entrato nella costellazione dei galleristi mondiali). Si andò insieme a colazione. Lucio e Michele parlavano inglese, io e Lella no. Seguimmo il ritmo musicale del loro linguaggio e le loro espressioni che andavano tra il perplesso e il convinto, ma alla fine una bottiglia di champagne sancì il Patrocinio Morale di Leo Castelli all’iniziativa di Lucio. L’altro momento indimenticabile fu sul terrazzo dei grattacieli delle 2 Torri, visita obbligata in quell’epoca. Io mi feci una foto stampata su una T-shirt che ho tenuto con me per più di dieci anni. Poi, consunta, la diedi via. Fatta la foto scendemmo. Al primo bar prendemmo un caffè e mi accorsi  di aver lasciato la mia borsetta da viaggio con soldi, passaporto e tutto, sopra alle 2 Torri. Michele mi aiutò a riprenderla. La borsetta, infatti, era ancora, a terra, vicino alla macchina fotografica. Che paura (prima), che gioia (dopo). Al ritorno a Napoli, consigliai e accompagnai Lucio dal piacevolissimo Notaio Ferdinando Tozzi che preparò lo statuto e stipulò la nascita della Fondazione Terrae- Motus. Con la visita alla Factory di Andy Warhol vissi tutta la letteratura fantastica e magica di E.T.A. Hoffmann. La Factory ti riportava dentro a vecchi castelli inglesi abbandonati con tutto il loro carico di storia e vissuto. Bussammo e ci aprì un signore con eleganza austriaca (il manager di Andy?), le presentazioni e immediatamente Lucio, con la sua eterna imprevedibilità, propose a Lella di farsi fare un ritratto da Andy, Lella accettò più per affetto verso Lucio che per il bisogno di apparire. Lella, purtroppo, ci lasciò a fine luglio dello stesso anno, ma fece in tempo a vedere il ritratto che io subito montai a parete. Fu l’ultimo suo piacere rivedersi con tutta la sua bellezza e il suo fascino. Mentre parrucchieri, truccatori ed assistenti si agitavano ai comandi dell’elettrico Andy, io giravo per i corridoi dello studio. Partendo dalle iniziali scarpette dipinte da Andy, vissi tutta la storia artistica fino agli anni ‘80 di Andy. I quadri e le foto erano depositati alla rinfusa nei corridoi e questo determinava un’andare con la memoria alla storia del consumo americano dal dopoguerra agli anni ‘80. Finito il rito della foto di Lella, Lucio mi disse che Andy voleva fotografarmi. Prima feci resistenza e poi cedetti per forma e comportamento verso Lucio. Il tutto mentre Andy ci guardava con i suoi occhi alla Peter Pan. Questo è quanto ricordo di un lontano viaggio a New York.

Salvatore Pica

 

 

Lella Pica fotografata e ritratta da Andy Warhol